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Ci sono altri paesi da osservare in Europa

“Qui non siamo in Germania” è una frase abbastanza ricorsiva che si può ascoltare quando qualcuno parla del paese in cui viviamo, cioè quando si parla dell’Italia. La cosa che per un certo verso fa abbastanza curiosità è che in Italia si prenda ad esempio un paese con cui storicamente parlando non sia un buon trascorso, cioè un paese che, con tutte le debite circostanze di ringraziamento per averci salvato in piena seconda guerra mondiale, non dovrebbe avere tutta l’importanza che gli viene data. La Germania è indubbiamente un grande paese. È un paese ricco, produttivo, abbondantemente con le carte in regola per gestire l’Unione Europea, pur non potendo farlo secondo le regole europee. Però la Germania non è l’unico paese da cui si potrebbe imparare qualcosa o perlomeno da poter prendere come metro di paragone della nostra situazione nazionale. Non si capisce come mai realtà come l’Inghilterra, l’Austria, la Spagna, la Francia e tanti altri paesi europei, potendo anche parlare di paesi non europei, vengano lasciate in secondo piano. Non è che non ci sono paesi da prendere in considerazione per trarne proporzioni o trarre situazione di miglioramento per la nostra realtà. Sono realtà solide, magari diverse ma comunque con abbondantemente le carte in regola da poterle far prendere in considerazione. Comunque non si capisce perché vengono ignorate. La speranza è che un giorno si possa sentir dire dalla gente qui non siamo in Inghilterra o qui non siamo in Francia. Non soltanto qui non siamo in Germania perché la Germania, pur con tutte le possibilità positive di cui è padrona, non è assolutamente l’unico paese a cui poter fare riferimento come punto di paragone.

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I vincoli di bilancio e le idee di spesa migliore

C’è una sottile anche se non peculiare differenza tra l’essere in Europa e non esserci, vantaggi immediati a parte. Quando si è dentro l’Europa non si è padroni fino in fondo a casa propria, pur rimanendo a capo del proprio paese. Ci sono dei vincoli di spesa per il bilancio annuale a cui dover sottostare, ne più ne meno.
C’è il fatto adesso in Italia per cui questi vincoli sembrerebbero essere diventati leggermente stringenti. Ma dall’altra parte della barricata non si può non dire che questi vincoli sono un male necessario perché non si può essere dei dipendenti con lo sconto dentro un negozio e poi pretendere di non pagare in virtù del fatto che si lavora come gli altri per mandare avanti la baracca.
Da questo dilemma come se ne esce? Semplicemente sottolineando il fatto che se sei parte di un gruppo paghi quanto gli altri. E non perché sei un socio fondatore allora puoi pretendere continuamente un trattamento di favore. Lo si può pretendere una volta. Magari due. Ma tre in questo caso sarebbe il numero ne troppo grande ne troppo piccolo. Cioè una esagerazione.
Fanno male certe persone a fomentare una secessione dalla zona Euro per il motivo che non c’è libertà di spesa. Piuttosto di pensare a come eventualmente si potrebbero spendere i soldi che non andrebbero all’Europa in caso di separazione non si potrebbe pensare come eventualmente migliorare la capacità di spesa del paese al netto delle uscite di cui si dispone al massimo? Di certo sarebbe un grande favore per il paese.

Le occasioni del paese e la passività degli spettatori

Il primo passo per un buon paese, si potrebbe ipotizzare, è avere una buona trasmissione sinergica di tutto quello che deve passare alla gente. Partendo dalla televisione fino ad arrivare a internet. Abbiamo esperienze alle spalle in cui la comunicazione, o per meglio dire la trasmissione di informazioni, ha assunto forme oltre che funzionali anche persuasive e motivanti. La questione a questo punto è come mai non si abbandonano certi “vizietti” per dare alla gente l’occasione di non stare comoda davanti allo schermo o al televisore e assimilare tutto quello che viene passato.
Non ci si deve dimenticare che principalmente il grado di civiltà di una popolazione passa anche da quanto la gente è attiva nelle questioni del paese. Come nel caso di questo referendum. In cui si è visto un Presidente del Consiglio fare esattamente come ha fatto il suo predecessore storico del momento, cioè Silvio Berlusconi, spalmandosi letteralmente su tutti i possibili salotti e manifestazioni. Con le telecamere dei principali telegiornali e mezzi di comunicazione pronti a carpire ogni minima sillaba del suo parlare.
Se fossimo veramente vaccinati dal passato recente, cercheremmo di fare qualcosa contro questo dilagare di presenzialismo. Cercheremmo di essere meno passivi e più attivi di fronte alle cose del paese. E invece siamo sempre i soliti stravaccati sul divano a prendere tutto quello che passa lo schermo. Ma se togliessimo il divano da sotto il sedere delle persone qualcosa cambierebbe?