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Le potenzialità inespresse del paese Italia – 2° parte

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Si può perlomeno iniziare a pensare il fatto che ciò che sia come potenza ferroviaria come potenza navale come potenza anche ecosostenibile dei propri trasporti sia qualcosa che venga preso in considerazione da parte del governo o da parte di un governo che inizi a fare qualcosa di tangibile qualcosa di tangibile verso i propri cittadini? Ci si lamenta dell’inquinamento. Ci si lamenta della benzina che costa cara. Ci si lamenta di tante cose collegate ai trasporti italiani o perlomeno ai trasporti che in Italia hanno la maggiore. Ma se sotto sotto anche i singoli cittadini si mettessero nell’ottica che la cosa importante è fare sistema con il paese, e non soltanto essere a sé stante nel proprio orticello, forse e si sottolinea forse le cose avrebbero un corso differente. Magari vedi una persona, ne vedi un’altra, vedi una terza e da qualche parte vai a parare, cercando di cambiare l’aria delle cose. Oggigiorno i trasporti elettrici, anche per i singoli cittadini o per i singoli utenti dei trasporti italiani, non sono più una roba così difficile, non sono più qualcosa di così inaccessibile o forse, come lo dichiarò in un’intervista Beppe Grillo, che il motore a scoppio, la sua tecnologia è qualcosa legato all’età della pietra. La realtà elettrica è una realtà molto più presente e per un certo verso molto più sviluppata anche soltanto per il singolo cittadino, non soltanto in Italia. Quindi la domanda è la seguente: cosa ci vuole a tralasciare la tecnologia del motore a scoppio per i trasporti del singolo cittadino e iniziare invece l’utilizzo delle tecnologie elettriche, che oggigiorno non sono più soltanto una realtà da Metropoli ma sono anche qualcosa di un po’ più accessibile per le singole realtà dei paesi più periferici?

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Le potenzialità inespresse del paese Italia

Dite che magari hanno un costo irrisorio per le proprie forze, quelle che per l’Italia erano cose indispensabili e che da sola non sarebbe riuscita a costruire. Non bisogna però togliere il fatto che di ciò che viene costruito con più di 150 anni di tempo passato non possa durare in eterno. Quindi la domanda è: come mai per certi versi le infrastrutture di un paese vengano in alcuni casi pesantemente tralasciate all’incuria del tempo e all’incuria dell’utilizzo stressante e continuativo di chi ne fa uso? Se il Ministero delle Infrastrutture attualmente esistente, dopo quasi 60 e rotti anni di Repubblica italiana iniziasse, perlomeno un progetto di riqualificazione delle Infrastrutture di questo paese chiamato Italia, tanto a destra quanto a sinistra, è difficile pensare che qualcuno sarebbe scontento. Perché se le infrastrutture di un paese funzionano, le infrastrutture creano lavoro, creano potere, creano invidia per certi versi anche in altri paesi europei. Senza però non sottolineare il fatto che questo Ministero di per certo sta lavorando. Ma alle volte butta nel water tempo, quattrini ed energie in progetti faraonici che in molti conoscono chiaramente e che non porterebbero in nessun caso se non a un fico secco. L’Italia, a scanso di equivoci, è in tutto e per tutto un paese che vive della gomma, ma non perché ne ha una fiorente industria, ma perché le sue strade e la sua gente e le sue merci non fanno altro che passare per la maggior parte sulle gomme delle ruote dei camion delle auto dei motorini eccetera eccetera eccetera.

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Ci sono altri paesi da osservare in Europa

“Qui non siamo in Germania” è una frase abbastanza ricorsiva che si può ascoltare quando qualcuno parla del paese in cui viviamo, cioè quando si parla dell’Italia. La cosa che per un certo verso fa abbastanza curiosità è che in Italia si prenda ad esempio un paese con cui storicamente parlando non sia un buon trascorso, cioè un paese che, con tutte le debite circostanze di ringraziamento per averci salvato in piena seconda guerra mondiale, non dovrebbe avere tutta l’importanza che gli viene data. La Germania è indubbiamente un grande paese. È un paese ricco, produttivo, abbondantemente con le carte in regola per gestire l’Unione Europea, pur non potendo farlo secondo le regole europee. Però la Germania non è l’unico paese da cui si potrebbe imparare qualcosa o perlomeno da poter prendere come metro di paragone della nostra situazione nazionale. Non si capisce come mai realtà come l’Inghilterra, l’Austria, la Spagna, la Francia e tanti altri paesi europei, potendo anche parlare di paesi non europei, vengano lasciate in secondo piano. Non è che non ci sono paesi da prendere in considerazione per trarne proporzioni o trarre situazione di miglioramento per la nostra realtà. Sono realtà solide, magari diverse ma comunque con abbondantemente le carte in regola da poterle far prendere in considerazione. Comunque non si capisce perché vengono ignorate. La speranza è che un giorno si possa sentir dire dalla gente qui non siamo in Inghilterra o qui non siamo in Francia. Non soltanto qui non siamo in Germania perché la Germania, pur con tutte le possibilità positive di cui è padrona, non è assolutamente l’unico paese a cui poter fare riferimento come punto di paragone.