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La morte di una persona e il rispetto che non serve

La domanda è semplicemente unica e una: l’ipocrisia ha un valore? Nella maggior parte dei casi, praticamente tutti, la risposta è no. Ma nel caso, anch’esso negativo, della morte di Dario Fo purtroppo ha un valore. E il motivo è semplicemente uno solo: fare in questo modo è il modo più semplice di sciacquarsi la coscienza da un passato dove magari si era degli apprezzatori, ma per la maggiore bisognava essere denigratori e soprattutto accodati all’opinione più forte, cioè quella di disprezzare.
Un passo alla volta. Jacopo Fo, il figlio di Dario e Franca Rame, ha detto chiaramente che chi durante la vita di suo padre lo aveva osteggiato apertamente e senza nascondersi dietro troppi giri di parole aveva certamente un valore aggiunto. Perché dall’inizio alla fine Dario Fo non era l’attuale osannato menestrello, o giullare come lo avevano soprannominato, di cui tutti hanno dato segnale positivo. Ma lo si considerava del tutto un nemico, qualcuno che non doveva avere spazio per esprimersi.
Adesso è un abbondante fiorire di buoni giudizi, di rispetto e di adulazione, in certi casi. C’è quel rispetto che prima era solo attenzione sporadica e soprattutto esistente perché Dario faceva ridere e basta, solo come sapeva fare lui. Tralasciando tutta la satira e lo sberleffo al potere di turno, come alcuni suoi testi teatrali facevano passare.
Prima di intitolargli una strada o fare tutte quelle cose che di solito funzionano da sciacquacoscienza e da repulisti di un passato pieno di amarezza per il compianto Dario a causa delle porte sbattute in faccia, bisognerebbe mettersi una mano sul cuore e iniziare a fare un cristiano mea culpa. Perché si Dario Fo è stato scomodo. Ma quella scomodità ha raccontato tanto a persone come chi vi sta scrivendo questo. Ha raccontato che dietro al potere a volte si racchiude tanto e che la memoria non è solo una dote naturale, ma un valore aggiunto da coltivare e preservare: ricordarsi del passato è un modo per guardare al futuro.

Cronaca: “Una madre impazzita e gli investimenti sbagliati”

C’è stata una mamma che nel milanese, sventata da danni irreparabili alla sua persona e alla sua famiglia per merito dei pompieri, ha letteralmente gettato le sue due figlie dalla finestra. Se non ci fosse stato il telo dei Vigili del Fuoco a quest’ora ci sarebbe una camera ardente aperta per le due bambine dentro due bare bianche. Il tutto sembrerebbe causato da un sindrome post parto. Se ci si aggiunge che la donna prendeva antidepressivi, il cocktail è prontamente servito.
Forcaiolismo a parte – perché ce ne sarebbe da dire ad una amministrazione lombarda prima che comunale che vanta meriti assoluti ma poi si trova davanti a certi casi di cronaca – una cosa balza all’occhio: si è lasciata allattare una donna che prendeva antidepressivi. A digiuno di competenza medica, non sarebbe tanto sbagliato pensare che per un verso o per un altro quei medicinali potessero passare dalla donna alla figlia da allattare. E quindi si potrebbe pensare che c’è stato uno sbaglio da parte della pediatra responsabile a far allattare la donna. Forse era meglio il latte in polvere, che ha tanti demeriti ma di psicofarmaci fino ad oggi non se n’è sentita notizia di esistenza al suo interno.
In un momento storico in cui le statistiche vengono fuori, e se vengono fuori vuol dire che non c’è da star sereni, con cali di demografia, gli enti statali dovrebbero investire in maniera più diversificata nella cura dei neonati con figure professionali mediche che non debbano guardare l’orologio con fretta perché hanno altri pazienti da guardare. Che non debbano correre e quindi lasciare al caso problemi come questo. Perché sarebbe bastata da parte delle due figure, il pediatra e lo psichiatra, una diversa attenzione verso il caso della donna, e due bambine salvate per miracolo non avrebbero adesso bisogno di uno psicologo infantile. Certamente per metabolizzare da una parte la caduta dalla finestra, dall’altra la caduta di fiducia nel proprio genitore femmina.
Soldi spesi in più quando se ne poteva spendere meglio fin dall’inizio…