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Cosa è un cellulare e le comunicazioni nel presente

Un cellulare, di per se come oggetto, è un oggetto. Ne più ne meno. Ciò che lo differenzia per esempio da un frullatore o da una macchina o da un pacco di fogli è la sua rilevanza nella vita delle persone, visto che da figlio della telefonia fissa è diventato padre di tanti figli alcune volte di buona donna. Ci sono uomini e donne che hanno rivoluzionato la loro vita tanto in positivo quanto in negativo grazie proprio al cellulare. Ma non è questo in particolare il punto. Quello che si vuole evidenziare è che come tutte le cose che nascono e crescono, da oggetto per telefonare il cellulare, anche se adesso si chiama smartphone e ha abbondantemente trasformato il suo modo di essere utilizzato, è diventato un qualcosa di multiplo non si sa se positivamente o negativamente invasivo in maniera totale nella vita delle persone. Basta notare il fatto che se oggetto da maturità e quindi solo per adulti anche i bambini ce l’hanno. Con tutto il correlato di possibili danni che ne possono venire da un uso senza strumenti di controllo comportamentali e psicologici.È di oggi la notizia che sms e telefonate sono un servizio sempre abbondante nel mondo della telefonia, ma come tutte le cose stanno leggermente sparendo dall’uso quotidiano. Si potrebbe dire giustamente. E di per se è anche comprensibile perché il modo di avere a che fare con le persone a distanza è diventato complesso. Quindi rimanere ancora agli sms non può essere molto favorevole ai rapporti interpersonali tra le persone nel 2017 e oltre.

Jolly: “Le regole di un credo religioso e il velo per la donna”

Alla fine dei conti è un indumento. Ma prima di tutto è il simbolo della religione. In un caso di quella tra le più diffuse al mondo con ancora effettivo utilizzo. In un altro, tra i più famosi, il simbolo della sottomissione femminile al culto di appartenenza ma solo di fronte al capo della religione. Si sta parlando del velo per le donne.
E’ come se ci fosse una vergogna da parte dell’uomo di mostrare una parte femminile come i capelli in pubblico. E da li sicuramente nasce l’esigenza di coprire la parte incriminata, nel caso delle donne di fede islamica in tutte le occasioni della giornata nel caso dei cattolici quando ci si trova in cerimonie di forma solenne.
La domanda è una soltanto: c’è un errore a coprire ancora le donne in questo modo? Che poi naturalmente sfocia in una domanda di un livello successivo: ha senso ancora la sottomissione femminile in certe situazioni religiose e culturali?
La risposta non può essere ne un si ne un no. Perché solitamente è il tempo che decide queste cose. Il tempo e la capacità di dialogo a volte riescono più di quanto può fare una legge in quel caso castrante.
Per adesso la cosa più sensata e la risposta più adeguata che si può dare e dire è che la speranza di un islam 2.0 capisca che i retaggi culturali del passato creano più problemi di quanto diano soluzioni. Basti pensare a tanti uomini e mariti che drogati da una cultura maschilista vecchia fino alle ragnatele castrano le proprie donne. E alle volte le ammazzano pure. Ci vorrebbe solo capire che una donna realizzata come tante nell’occidente non è motivo di vergogna, ma di vanto per la propria famiglia e per il proprio paese. Può avere o meno il velo, ma in quel caso diventerebbe una scelta di appartenenza ad un credo e non sarebbe altro che un orgoglio per tutti quei ministri di culto di quel credo religioso.
Pensateci uomini, pensateci…

Costume: “L’industrialità della moda e la qualità della confezione”

Sotto un certo aspetto, la moda può essere considerata un mercato in piena regola. Dove non si butta via nulla. Basti pensare soltanto al fatto che c’è scritto a chiare lettere sui bidoni gialli, dove solitamente si buttano i vestiti vecchi o usati, che i vestiti vengo reimmessi nel mercato in appositi negozi o catene.
A parte questo piccolo particolare, si può dire che è un bene che la moda sia un mercato per due ordini di ragioni. Il primo, ovvero quello più spiritoso, è che non sarebbe nato il mito del tirannico direttore di Vogue, ripreso nel film “Il diavolo veste Prada”. Il secondo è molto semplicemente monetario, perché ci sono un sacco di persone che con la moda ‘ci campano’, detto volgarmente. Trovano nel loro mondo una cosa che altrimenti sarebbe di natura prettamente artistica.
La domanda successiva è la seguente: come mai una cosa di moda deve costare così tanto?
Molto probabilmente il tutto nasce dalla creatività, da un lato, e dall’artigianato che comporta creare cose che non si fanno prettamente a livello industriale, dall’altro.
E la differenza è solamente una. Perché molti di voi avranno provato a comprare qualcosa ‘griffato’, detto in maniera spicciola, e ritrovarsi poi appiedati da merce scadente o da fattura altrettanto malconcia.
Si vuol dire di affidarsi unicamente alla moda? Più che altro il consiglio è un altro: la moda è una bella cosa, ma lo è altrettanto mangiare. Perché non si faccia la fine della protagonista di “I love shopping”…

Sport: ”L’essere uno sportivo e il seme della sopravvivenza”

La carriera di uno sportivo è davvero affascinante, sotto un certo aspetto: l’adrenalina al massimo, belle donne o uomini a seconda del sesso di appartenenza, contratti pubblicitari, gli autografi e i fan. E poi tanto altro.
Ma a tutto questo c’è una fortissima legge del contrappasso: tanto grande è la tua fama, tanto breve sarà il momento in cui tu la vivrai. E la brevità è lunga o corta a seconda della permanenza all’interno dell’Olimpo degli dei della singola disciplina sportiva.
La questione che si pone adesso è se nel nome della macelleria sociale si lancino allo sbaraglio i vari sportivi o se almeno c’è una tutela per chi fa parte di una squadra. Detto in forma di domanda: le squadre o i club sportivi si tutelano da eventuali danni economici o finanziari dei loro singoli giocatori?
E questo non vuol dire assicurarsi contro gli “infortuni” della squadra, ma fare da bravo mamma o papà e dare ai propri sportivi gli strumenti per ben amministrare il proprio patrimonio personale. Che non vuol dire amministrarlo per conto loro, bensì insegnare che lo sport è qualcosa di effimero, per certi versi. E che dentro ad una squadra come giocatori non ci si può stare in eterno. Quindi è buona cosa non dissipare troppo facilmente le proprie sostanze. O investirle a seconda delle proprie intenzioni…
La risposta a questa domanda si trova all’interno delle logiche aziendali dei singoli club o squadre. A seconda di quanto si vuole bene al singolo appartenente c’è una forma di quello che si può chiamare “educazione”. Altrimenti le cronache dei quotidiani o dei siti sportivi sarebbero piene di notizie dove campeggiano foto di giocatori spiantati e in mezzo ad una strada.
E il fatto che ci sarebbero determinate notizie vorrebbe dire che da parte della “famiglia” della squadra, o club di appartenenza, non c’è stato quell’affetto a ripagamento degli sforzi fatti in quanto giocatore. Non c’è stato quel quid di informazione per offrire un minimo futuro ai propri giocatori.
Perché magari si può offrire il meglio su piazza dei sistemi di allenamento, le migliori tecnologie sportive. Ma non si da il la, non si pianta il seme della sopravvivenza per chi ha fatto qualcosa per i propri tifosi…

Esteri: “Il bacio della discordia e la socialità eterosessuale”

“Un bacio è troppo poco”, cantava Mina nell’album “Mi sei scoppiato dentro il cuore”. E oggi il sito de “La Stampa” mette in taglio alto un video che di per se è certamente un bacio, data la citazione iniziale, ma non è un bacio come molti altri. E’ il bacio pubblico di due marinai festeggiato ed applaudito e addirittura filmato e fotografato. (Il video)
Non si tratta dell’Italia nel caso del video. Ma chissà come mai molti militari, italiani e non solo, che hanno visto questo video pagherebbero oro per essere al posto di quei due marinai con il proprio compagno-commilitone.
Solo che la tradizione machista che impera dove c’è tutta l’invidia di quanto sopra impedisce questi comportamenti. E’ giusto che certe cose succedano anche qua? Uscendo leggermente fuori target bisognerebbe che venisse alla luce la nuova cultura LGBT. Cioè tutto quello che è necessario decodificare per dare agli etero tutto quello che gli appartiene e dare ai gay e alle lesbiche la propria fetta di società.
Qui bisogna chiarirsi: per fare in modo che anche in Italia due gay maschi che stanno insieme e sono perfino all’interno dell’Esercito Italiano si possano baciare tranquillamente ci vuole l’istituzione che li consacra. Cioè quel costrutto sociale che li legittima all’interno del mondo di appartenenza.
Altrimenti è un bene che certe cose non possano accadere, perché non c’è piena maturazione della società in cui succedono.
E’ lo stesso di quando si inventa un piatto nuovo e si cerca un nome per denotarlo: fino a quando le coppie gay non avranno la loro fetta di cultura sociale più precisa di quanto possa essere quella in cui vivono in questo momento, ed aderente con precisione alla cultura etero, non si potrà pretendere nulla dalla società. Perché questa avrà sempre paura di essere usurpata della propria cultura sociale.

Cronaca: “Una giovane donna di 12 anni e il bullismo”

Sembra strano che a 12 anni si possano avere delle tendenze suicide. Ma, purtroppo, al fondo del barile non ci si arriva mai, pur scavando e scavando. Questa notizia, e del link si consiglia la lettura, è il chiaro esempio di un paio di cose.
La prima è che una volta, sotto considerazione dei genitori e degli adulti più che dei bambini, quella che si può chiamare una coscienza sociale non esisteva. Si era degli ometti o delle signorine e la cosa finiva li. Oggi il tempo della società e della socialità arriva prestissimo, forse troppo presto.
La seconda cosa riguarda il gruppo in cui alle volte, proprio malgrado, si è inseriti. Si potrebbe pescare dalla letteratura Dickensiana per trovare dei metri di paragone, cioè il fatto che ogni età trascina con sé regole e comportamenti tipici. Come quello del bullismo, in questo caso ancora da confermare visto che c’è una indagine in corso. Però oggi c’è la psicologia che aiuta più della letteratura a comprendere di cosa si sta parlando. Quindi si può passare da un romanzo dell’ottocento ad un libro di educazione contemporaneo, per dire che il gruppo e la sua etichetta, forse oggi più di ieri, hanno una importanza davvero capitale.
La terza cosa, e in questo caso l’ultima, riguarda la coscienza che sembra esserci oggigiorno nei figli adolescenti o pre-adolescenti moderni. E’ impressionante aver letto nella notizia che la premeditazione era di una settimana. Quasi fosse necessario preparare l’atto da compiere. Non denota questo una maturità, o una forma di essa, che altrimenti si troverebbe negli adulti più attempati, e non in una chiamabile bambina?
Alla fine, ciò che veramente si può dire che conti, è che il bullismo e le sue forme derivate non sono un atto statico. Bensì dinamico, che evolve. Tanto nelle vittime quanto nei cosiddetti carnefici. E proprio per questo non si dovrebbe mai finire di studiarlo, di analizzarlo pezzo per pezzo per smontarlo definitivamente…

Esteri: “Una copertina molto diplomatica”

angela merkel

La persona dell’anno 2015 per Time è Angela Merkel

Citando testualmente da Le Notizie di Cronaca:

”Tra gli altri candidati Abu Bakr al-Baghdadi dello Stato Islamico, il candidato alla nomination repubblicana per la Casa Bianca Donald Trump, il ceo di Uber Travis Kalanick e il presidente dell’Iran Hassan Rohani”.

Come giornale, Time ha sempre abituato il suo pubblico a copertine di un certo spessore. Questa volta, per il personaggio dell’anno 2015, si è pensato High Profile per i candidati, ma Low Profile per la scelta. E non si poteva fare altrimenti.
Dire che lo Stato Islamico fosse qualcosa da ricordare sarebbe stato leggermente pesante, oltre che osceno. Intralciare una elezione poteva sapere di fazioso. Dare del bravo ad un servizio che qui in Italia ha portato alla rivolta degli autisti privati dei taxi, se non anche in altri paesi del mondo, avrebbe fatto crollare le vendite della rivista dato che Uber è qualcosa di molto pervasivo nel mondo. Angela Merkel, invece, è praticamente perfetta: non da noia come altri personaggi scelti.
Porterà la sua brava dose di scandalo dove agisce, visto che la premiata, per alcuni in Europa, è la infausta direttrice e fautrice dell’austerità. Ma altrove non potrà che essere salutata come la perfetta candidata ad una carica che dà una certa notorietà, ma assolutamente temporanea.
Il motivo è molto semplice: le copertine di Time sono come i vincitori del Festival di Sanremo. Si fa festa sui giornali quando succede, nell’immediato. Poi, quando il tempo passa, sono solo i redattori dei giornali che se ne ricordano. Le persone normali, prese dalla vita comune, hanno altro a cui pensare.
Per gli altri candidati scelti la temporaneità non sarebbe funzionata? Più che altro un Capo di Stato rimane nel suo stato. Le altre candidature avrebbero ricevuto un effetto rimbalzo davvero forte. E se non il personaggio, quello che rappresentano. Eventuali Capi di Stato più sconosciuti non avrebbero scatenato i media del mondo come Time cerca per la propria notorietà.