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Cronaca: “Tifare un squadra sportiva e la deontologia del buon tifoso”

Quando si apprezza qualcosa si farebbe di tutto per preservarla. Perfino uccidere.
Non voglio aggiungere altro alla definizione iniziale. Perché si parla oggi di quell’uomo che si è preso 26 anni per aver ammazzato un tifoso.
Si tratta di un giudizio di primo grado. E quando si è solo al primo grado la macchina della giustizia si muove per arrivare fino in Cassazione che, come dice la parola, “cassa” la decisione. Ed è il terzo ed ultimo grado.
Ma prima di dilungarsi sul caso in se, nei particolari, una riflessione arriva alla mente. Cioè non si smette mai di fare del danno in quanto tifosi. Non esiste, ed è questo il punto a cui voglio arrivare, una deontologia del buon tifoso come esiste quella del buon medico o del buon giornalista.
Sono sicuro che se ci fosse non dico un albo, perché creerebbe più problemi di risolverne, ma una deontologia a cui fare affidamento, il buon tifoso, come il buon albizzato o il buon padre di famiglia, saprebbe dove sfogare e in quali direzioni incanalare la propria voglia di fare tifo.
Prima dell’essere tifoso, ammazzare qualcuno è sempre sbagliato, anche quando ha torto. Si potrebbe fare una lunga discussione sulla pena capitale in determinati paesi del mondo, ma non è questa la sede. Questa è la sede per dire che il tifo per una squadra di sport calcistico o di altri sport dovrebbe diventare un’arte come lo è la musica o il cinema. Magari con il giusto premio.
La vera sfida per un buon tifoso dovrebbe essere quella di capire in quale modo dare il giusto sostegno alla propria squadra oltre le rappresentazioni corali o gli striscioni. Perché a prendere a calci un motorino in piena tribuna come successe una infausta domenica di tanti anni fa è un attimo.
Più che altro la polizia non dovrebbe tribolare e faticare più del dovuto. Visto che ogni volta succede qualcosa è la prima che ci mette le mani per sciogliere il nodo dell’ordine pubblico mancante, che si è perso fuori dagli stadi, se non dentro. E dopo, tutto a carico della magistratura che deve “perdere tempo” a cercare di capire chi ha fatto cosa. Quando risolvere il problema a monte senza troppe telecamere sarebbe la cosa più auspicabile.
Non basterebbe dare delle regole o delle norme di comportamento ad un tifoso grande o piccolo, importante o sconosciuto, italiano o straniero?

Cronaca: “L’evasione del detenuto e un nuovo sistema carcerario”

Un uomo può commettere un reato. Può essere più o meno catturato dalle forze dell’ordine e poi, dopo debito processo, essere punito per quel reato.
Se si tratta di un reato grave o meno, a cui fanno ammenda le capacità giuridiche del corpo dei giudici che lo condanna gradualizzato al fatto commesso, è una questione fuori da queste righe – anche se avrebbe bisogno di un approfondimento.
Quello che si vuole mettere in evidenza è quanto sia adeguata la eventuale detenzione che un soggetto condannato deve scontare. In soldoni: serve a qualcosa il carcere?
Oggi il killer del catamarano ha fatto di nuovo parlare di se. Soprattutto, e qui si viene incontro, perché è evaso per ben due volte in occasione della sua sentenziata detenzione in carcere. Se un uomo del genere può tranquillamente evadere, e non si tratta di Arsenio Lupin, a che scopo usare il carcere come mezzo di redenzione, se così la si può chiamare?
Molto probabilmente il concetto di condanna dovrebbe essere aggiornato alle nuove realtà. Perché sotto un certo aspetto può essere castrante non solo lo stare in cella, ma magari dover stare a piede libero con innumerevoli privazioni. Cioè costruire un sistema carcerario fuori dalle prigioni, con castrazioni che coinvolgono più della libertà di movimento. Si può partire dai social network fino ad arrivare alla tracciabilità via satellite di ogni singolo detenuto, monitorato giorno e notte nella vita comune.
E oltre a quel monitoraggio si può aggiungere la singola condanna, cioè la privazione singola a cui si deve andare incontro.
Se adesso il sistema sanitario sempre più “dirige” i propri malati da casa loro, non si può oltre ai domiciliari creare nuove forme di detenzione che permettano costi sostenuti del sistema carcerario con i detenuti fuori dal carcere?