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Il lavoro del Festival di Sanremo e le scelte a riguardo

Quando vai a Sanremo le cose sono solo due: o vinci o perdi. Anche se tu sei Albano o Gigi D’Alessio poco cambia: la canzone è ciò che vince tanto sulle radio quanto sul web, con una piccola predominanza del secondo.
Questa edizione appena finita sembra che Carlo Conti abbia fatto una accurata selezione su una rosa di cantanti davvero ampia come quella italiana per produrre uno spettacolo che ha un suo eco anche al di fuori della televisione. Si può forse negare che le radio stanno passando le canzoni del festival e che i vari cantanti vanno nei talk e nei salotti televisivi a collegare il lavoro di Conti con la televisione che prosegue dopo l’Ariston?
Una domanda adesso si presuppone: come si potrà fare un festival migliore di quello che è stato fatto quest’anno con i galattici risultati ottenuti? Adesso bisognerebbe trovare un soggetto magari anche uguale a Carlo Conti, se non lui stesso, che riesca a fare gli stessi ascolti magari con una spesa inferiore. Senza togliere il fatto che la coconduttrice del festival di quest’anno ha lavorato gratuitamente.
Per ora non si può non dire grazie a Carlo Conti per il lavoro svolto. E soprattutto essere riuscito nell’intento con una contrapposizione su Whatsapp che voleva boicottato il festival molto forte. Se la Rai avrà la lungimiranza di valutare, non verrà buttato alle ortiche tutto quanto

Un’avventura all’interno della Rai che forse si ripete

In questo momento si sta srotolando, come ha dichiarato la diretta interessata su Facebook, il cantiere aperto del terzo canale delle reti Rai, Raitre. Daria Bignardi sembrerebbe aver iniziato a mettere mano da direttore di Rete al palinsesto del canale. Ma quello che subito stupisce è che un programma che praticamente andava avanti da solo come “Chi l’ha visto” è stato trasformato in una fascia del mattino, e quindi sembrerebbe estirpato dalla sua prima serata che a memoria personale macinava un pacchetto importante di ascolti. Oltre che sostanzioso…
La direttrice Bignardi non è certamente una giornalista di primo pelo a cui si potrebbe attaccare il cartello “raccomandata” o “messa li perché ha i suoi bravi amici“. Nel suo curriculum reperibile nella ricchissima enciclopedia online Wikipedia si trovano esperienze su esperienze. In tutti i campi. Vorrà certo dire che come conduttrice di talk show e quindi come giornalista qualcosa sa. Ha provato sulla sua pelle errori eventuali nel fare un programma anche mentre lo stava confezionando. Tanto sotto direzione altrui quanto dirigendo e pagando di persona.
Il fatto è che quando si pensa al suo lavoro attuale viene in mente una notizia di qualche giorno fa, riguardante la nomina di Carlo Conti a direttore artistico di RadioRai. E cioè la news per cui prima si è fatto repulisti di tanti pezzi del palinsesto delle radio Rai, certamente con una idea in testa di come mandare avanti il carrozzone. Ma poi, tramite la furia degli ascoltatori che hanno mitragliato in rete contro tutti i cambiamenti definiti uno scempio, c’è stato il parziale reintegro di ciò di cui era fatta RadioRai. Se non mi sbaglio – anche se non l’ho trovato scritto a chiare lettere – con le più umili scuse da parte del direttore artistico. Avendo capito, credo, che RadioRai è ciò che è perché l’anima è quella. E pur con tutti i buoni propositi non la si può paragonare ad altre realtà radiofoniche che certamente funzionano tantissimo, ma fanno parte di quello che si potrebbe chiamare un mondo parallelo all’interno della radiofonia. Distante per ovvi motivi da ciò che RadioRai era nel passato ed è attualmente. E di cui Carlo Conti, è bene ricordarlo, non è certamente digiuno nella sua vita agente nel mondo della radio e della televisione.
Cosa c’entra questo con Daria Bignardi? Semplicemente in una parola: attenzione. Si possono fare dei doverosi cambiamenti ad un palinsesto o ad un programma, e farli in adeguamento del tempo presente è cosa buona. Ma al netto di quella che si può chiamare l’anima di un canale televisivo. Che se si toglie un pezzettino di troppo può esplodere, o franare per mancanza di sostegno.