Cronaca: “Il furbetto del cartellino e la ‘furbizia’ statale mancata”

Il lavoro è una componente della vita delle persone. Chi più chi meno, chi in proprio e chi per altri, e tutte e due le cose mischiate: lavorare fa parte della vita quotidiana. Ci si rapporta con il proprio prossimo e si cerca di sopravvivere tanto al proprio prossimo quanto a ciò che si vive.
Non bisogna però dimenticare che la grande spartizione nel mondo del lavoro è data dalla discrepanza tra pubblico e privato, cioè i due maggiori datori di lavoro. Del privato è piena l’attività dei sindacati di notizie e di vertenze che potrebbero riempire d migliaia di pagine un eventuale bollettino. Il pubblico, da qualche tempo a questa parte, sembra essere sempre più l’amore-odio del momento.
La notizia in se è abbastanza comune, pur non uscendo a sei colonne sui maggiori quotidiani. Si tratta dei cosiddetti furbetti del cartellino. Cioè di quelle persone che timbrano il cartellino regolarmente – altrimenti non ci sarebbe lo stipendio a fine mese – ma nella realtà dei fatti sono a fare tutt’altro nella loro vita tranne lavorare per l’ente pubblico di cui fanno amministrativamente parte.
C’è bisogno di una condanna? Più che altro, ad avviso di chi scrive, ci sarebbe bisogno di responsabilizzazione. Cioè fare in modo che chi sia dell’impiego pubblico abbia una deontologia da rispettare come tutti gli altri lavori esistenti, partendo dai dottori fino giù alle cooperative. E soprattutto, dall’altro lato, ci vorrebbe da parte dello Stato la capacità di conciliare il privato con il pubblico dei propri lavoratori. Perché la maggiore “scusante”, se così la si può chiamare, che i furbetti addebitano per le loro mancanze sul posto di lavoro è la vita quotidiana del singolo. Esistono del casi di assoluto fanc***ismo, non si può negare. Ma per tutte quelle mamme che devono andare a fare la spesa o devono guardare i figli o per quei signori che hanno necessità da orario di ufficio a cui dover adempiere non si può studiare qualcosa?
Non può lo Stato per certi versi e in certe direzioni scialacquone provare a venire incontro a tutti quelli che non ce la fanno veramente a conciliare privato e lavoro, magari con convenzioni o altri meccanismi che permettano di fare tutto compreso lavorare?

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