Costume: “La fiction: quando la realtà fa la differenza, in brutto e in bello”

Questo editoriale è il punto di partenza.
Si parla dei personaggi che agiscono all’interno delle serie televisive. E dei loro strascichi nella società.
Un punto in particolare fra tutti fa riflettere: il momento in cui rimandano in televisione una serie di puntate, dopo averla trasmessa al tempo e al luogo indicate da giorni e giorni di programmazione nei palinsesti.
Non si avverte il senso di un tempo che è passato, di qualcosa che oramai è solo un momento comune all’interno della società in cui si vive?
Di sicuro qualcuno di voi l’ha avvertito almeno una volta. Almeno in una puntata televisiva.
Perché non soltanto con il raffronto con la realtà comune in cui si è immersi, ma anche con il raffronto nella realtà della storia inventata tutto ha un senso differente quando la cosa è in presa immediata. Diversamente da quando c’è registrazione di mezzo.
Comunque il fatto è uno solo: un momento della storia o un personaggio ha differenti sensi di adattamento quando passa dall’essere in presa diretta all’essere in presa differita. Un caso fra tutti: chi di voi non ha mai visto “Linda e il brigadiere”? Un Nino Manfredi come quello sembra essere ancora vivo. Mentre invece è morto (pace all’anima sua). Ma questa è la potenza della fiction: quello che nella realtà ha un senso differisce dal senso della finzione, o presunta tale, della fiction. In questo caso in senso inverso. Ma se si riesce a capire questo il senso corretto è abbastanza comprensibile.

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