Sport: “Il calcio che ricomincia… e si fa vedere”

Le vacanze di Natale e Capodanno hanno fatto il loro corso. E adesso, sui campi di calcio, si ritorna a sgambettare allegramente, e soprattutto capillarmente, visto che uno stadio vuoto sono soldi che vanno in fumo.
Che il calcio sia soprattutto un business è il segreto di Pulcinella. Ma sotto sotto viene difficile pensare che chi se ne sta ogni santa giornata di campionato a fare avanti e indietro sul campo da gioco non abbia un germe di passione. Non abbia, detto più semplicemente, la voglia di giocare. Il fatto è quando questa voglia di giocare la si conta in banca, in moneta sonante. Alle volte superando il limite massimo della capacità di spesa personale.
Cioè: si diventa ricchi, pieni di soldi. Che devono servire a qualcosa, altrimenti non si giocherebbe nemmeno.
C’è chi investe i soldi nelle imprese, chi in economia. Ma per la maggior parte si spendono i soldi per farsi la casa. E tra i tanti calciatori che esistono si può trovare chi la mostra alle telecamere delle televisioni. Cristiano Ronaldo, in un Video rilanciato dal Corriere Della Sera,  ha fatto questo: ha mostrato a tutti la sua lussuosissima villa.
E’ forse da condannare uno come lui?
Magari si, magari no. Da un lato non si può negare la legittima libertà di fare quello che si vuole con i propri soldi. Dall’altro versante c’è però una responsabilità che viene difficile negare platealmente, cioè l’essere un esempio per tanti tifosi.
E se tu sei l’esempio per persone che in certi casi raschiano il fondo del loro personale barile per venirti a vedere allo stadio, dovresti per lo meno avere un senso della moderazione più alto, più acuminato. Dovresti far passare il messaggio che anche se si hanno i soldi non li si butta dalla finestra per qualcosa che supera la soglia della sufficienza. Si può ottenere una casa accogliente, come tanti programmi sull’arredamento insegnano, con poco. Alle volte con niente. E non suscitare, con derive pericolose nelle case da gioco e da scommessa, l’istinto di cercare ad arrivare ad un risultato simile. Quando per la maggiore si è un semplice operaio con famiglia a carico.
Però a questo punto bisogna fare un conto. Il resto dei soldi, se non si li spende per se stessi, dove lo si potrebbe mettere? Di certo non tutti in banca, a fare la muffa. E di certo non buttati nel cesso in imprese di cui ci si interessa poco, e che le si mette, novanta su cento, in cantiere solo per fare scena.
Un pezzo lo si potrebbe, volendo, mettere al servizio del proprio prossimo. Di chi potrebbe vivere onorevolmente con una manciata scarsa, alle volte scarsissima ma veramente scarsissima, di quello che tu calciatore guadagni in pochi mesi. Non si vuole fare per forza del buon samaritanesimo. Ma un occhio abbondante a tante realtà che con poco farebbero tanto lo si potrebbe dare…

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